A 20 anni dalle stragi di Capaci e di Via D’Amelio, non possiamo non ricordare l’impegno ed il sacrificio di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino.
“La vera ant
imafia si fa a scuola, in questa grande palestra di vita e di formazione dei ragazzi – ha detto l’on. Rita Borsellino qualche giorno fa in un intervento in una scuola siciliana – che deve puntare a far diventare uomini e donne gli attuali bambini. Bisogna avere come punto di riferimento il bene comune delle città, sentire proprio ciò che appartiene ad una comunità. Cambiare strada rispetto ad atteggiamenti di silenzio e di omertà che spesso in passato si sono registrati con frequenza. Il sacrificio di Giovanni, Francesca Morvillo, mio fratello Paolo, tutti i ragazzi della scorte, ma anche gli altri uomini delle Istituzioni e delle Forze dell’ordine condannati a morte dall’organizzazione criminale che fa capo a Cosa Nostra, oggi deve rappresentare un motivo per un impegno civile da parte di tutti. A distanza di venti anni mi chiedo ancora non chi, ma perché hanno ucciso Paolo, un uomo che amava la vita, la giustizia, i ragazzi, la Sicilia. C’è ancora tanto mistero attorno alla strage di via D’Amelio. Era necessario distruggere oltre 170 appartamenti per uccidere un uomo solo? Perché questa dimostrazione di forza? Riflettiamo su quanto accaduto. I ragazzi di oggi devono avere come esempi di riferimento, non il bullo o il prepotente del quartiere, ma il docente che si spende in aula ogni giorno, il volontario che aiuta la povera gente, il cittadino che vive la propria quotidianità in maniera attiva, avendo come punto di riferimento la legalità”.
Ho ancora vivo l’articolo di Giuseppe D’Avanzo letto nei giorni seguenti all’attentato al giudice Falcone e alla sua scorta, sul giornale “la Repubblica” e mi piace ricordare e condividere con tutti voi.
Purtroppo, mentre mi preparavo a pubblicare questa mia considerazione è giunta la terribile notizia dell‘orribile e vile attentato di impronta mafioso presso la scuola di Brindisi “Morvillo Falcone” in cui ha perso la vita una studentessa di 16 anni. Non sarà che anche i mafiosi hanno compreso che la rivoluzione inizia proprio dalla scuola … ed è per questo che hanno cominciato a colpire ?
Non voglio credere a questa considerazione, ma comincio a pensarci seriamente.
maestrogoffredo
“Vergogna, vergogna, assassini!”
La vedova di un agente: “Presidente Spadolini, chiedo vendetta” Applausi a Tano Grasso e a Giuseppe Ayala 
“La Repubblica”
di GIUSEPPE D’AVANZO
PALERMO - La Repubblica italiana a Palermo è morta. E’ morta in un giorno appiccicoso nello spettrale androne di marmo del Palazzo di Giustizia seppellita dagli sputi, dagli insulti, dalla pioggia di monetine, dal grido “Assassini”, dal coro “Mafiosi” che, come un selvaggio scirocco, ha investito tutti coloro che – piccoli o grandi, colpevoli, complici o innocenti (ma esistono innocenti?) – si sono avventurati in nome del Popolo italiano nella camera ardente di Palermo. La Repubblica italiana è morta accompagnata dalle urla dei poliziotti, dal disgusto dei magistrati. E’ morta dinanzi a cinque bare con bandiera tricolore sistemate su trespoli al termine di una guida rossa lisa, sfilacciata qui, sforacchiata là. Continua a leggere »




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